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Interviste ai produttori: Valentina Argiolas dell’Azienda Argiolas

A tu per tu con i produttori
5 domande a Valentina Argiolas

Valentina Argiolas, nata e cresciuta in Sardegna, vive da sempre a contatto con le botti, le vigne e i vini. Nasce infatti in una famiglia di viticoltori di Serdiana vicino Cagliari. E’ mamma e imprenditrice e si occupa dell’area marketing dell’azienda con la mission di raccontare e far conoscere i vini Argiolas nel mondo. La Cantina punta sui vitigni tradizionali e autoctoni della Sardegna, compresi quelli meno conosciuti fuori dall’isola, come Nuragus, Monica, Bovale e Nasco.

Credits photo G. Pignone

Il tuo vino del cuore tra quelli prodotti e perché.
Il Turriga, il primo vino prodotto nell’annata 1988 e che questo giugno festeggerà le 30 vendemmie. Questo vino rappresenta l’essenza della nostra filosofia produttiva, quella famosa”idea” di mio nonno tramandata ai miei genitori a noi e da noi alle prossime generazioni. L’idea di un vino profondamente e intimamente legato e radicato nella nostra terra, capace di raccontare storie di popoli e dominazioni, di culture diverse che hanno influenzato la Sardegna senza mai cancellarne l’essenza. Allo stesso tempo un vino moderno, capace di dialogare con tutto il mondo.

Il vino che vorresti produrre.
Un barolo, mi piacerebbe lavorare su un territorio così unico, così piccolo rispetto alle nostre estensioni e così prezioso.

Un aneddoto della tua vita in azienda che ti ha segnato in modo particolare. 
Il momento più emozionante è stato durante la progettazione del lavoro legato all’anniversario del Turriga 2008. Sono stati coinvolti 3 artisti sardi molto noti con cui non avevamo mai lavorato: lo stilista Antonio Marras, lo scrittore Marcello Fois ed il musicista Paolo Fresu. Ci ritrovammo seduti intorno a un divano a Milano mentre una giornalista ci chiese il perché di questo progetto di collaborazione e cosa ci unisse. Marcello rispose per tutti: “abbiamo tutti e quattro la stessa consistenza”. Mi venne la pelle d’oca. Noi sardi nel mondo, ognuno nella sua materia, raccontavamo una terra millenaria con lo stesso spirito. Ci unisce l’essenza delle nostre radici. Questo per me è il vino.

Il momento del tuo lavoro che ami di più e perché. 
La parte più creativa del lavoro, quella in cui studio un nuovo progetto coinvolgendo settori che apparentemente non hanno nulla a che fare con il vino, ma che invece utilizzano semplicemente altri strumenti per raccontare lo stesso messaggio.

Se non avessi fatto il vignaiolo cosa avresti voluto fare? 
Da piccola avrei voluto fare l’archeologa.

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