Scritto da 15:08 Non solo vino

Parabere forum, il potere del cibo nelle mani delle donne

A Roma la IX Assemblea mondiale dell’alimentazione al femminile.

Mettete insieme quattrocento donne da quarantadue Paesi. Cuoche, antropologhe, manager, sommelier, allevatrici, avvocate. Due giorni nel cuore di Roma a ragionare sul cibo a tutto tondo: agricoltura e nutrizione, inclusione e viticoltura, gastronomia e sostenibilità. È successo la settimana scorsa, a un passo della giornata internazionale delle donne. Una miscellanea incredibile di lingue e colori, una concentrazione di energie da far invidia a una centrale atomica.

Da destra Luciana Delle Donne e Joanna Savill

C’è stato spazio per le borse multiuso e i biscotti Scappatelle “Made in carcere” della vulcanica Luciana Delle Donne (che garantisce uno stipendio alle detenute di Lecce e la formazione lavorativa ai ragazzi del carcere minorile di Nisida), ma anche per lo squisito catering della siriano-romana Shaza Saker, la cui organizzazione no-profit “Hummustown” accoglie e reinventa la vita dei profughi siriani. Il tutto, tra un intervento e l’altro: concetti alti tradotti in atti reali, numeri e dati a motivare scelte di vita e di lavoro ad alto impatto economico, sociale, emotivo. Come ha commentato a fine forum la giovanissima cuoca irlandese Áine Budds: <<Era la prima volta che partecipavo. Mi è piaciuto tantissimo, anche se ho pianto quasi tutto il tempo>>.
A guidare la delegazione italiana, due donne campane “stellate” doc – la proprietaria della Taverna del Capitano Mariella Caputo e la chef Viviana Varese – sostenitrici della prima ora del Parabere Forum. Perché nella nona edizione dell’assemblea mondiale dell’alimentazione al femminile, dedicata quest’anno alle politiche del cibo (“Vote with your fork!”), la discussione si è retta sui pilastri della cucina mediterranea. Che significa primato dell’agricoltura famigliare e dei piatti poveri, riduzione degli sprechi e delle proteine animali, cooperazione sociale, attenzione ai tempi delle donne. Senza dimenticare come in un mondo che negli ultimi cinquant’anni ha visto triplicare il numero delle persone sovrappeso (due miliardi!) mangiare in modo più salutare sia ormai strettamente necessario.

Maria Canabal

Da quando tutto è cominciato a oggi, grazie all’intuizione geniale e alla forza indomita della super giornalista spagnola Maria Canabal, le donne aggregate in questa rete ad alto tasso di golosità consapevole sono arrivate a quota ottomila, in rappresentanza di sessanta nazioni: un movimento che ha generato guide e ricettari, ma anche borse di studio e stage in nome della sorellanza gastronomica universale.
Certo i dati sul gender gap nel mondo food sono mortificanti, tra faticoso accesso ai mutui e mancata titolarità delle aziende (le donne occupano il 40% dei posti, ma solo il 10% in ruoli decisionali). Eppure, più che la rivendicazione di parità, l’urgenza che ha attraversato tutti gli interventi della due giorni romana ha riguardato soprattutto povertà, sostenibilità e inclusione.
Audrey Boulloreau, per esempio, ha lasciato il gratificante posto di Consulente dell’Agricoltura del presidente francese Macron per abbracciare il progetto biennale Hectar, con diecimila agricoltori coinvolti nei percorsi di transizione ecologica. L’obbiettivo è sparigliare le previsioni che vogliono i dieci milioni di aziende agricole europee ridursi a meno della metà nei prossimi vent’anni, a vantaggio – occorre dirlo? – delle multinazioni dell’agrobusiness.

Dee Woods

Oppure l’inglese Dee Woods, ricercatrice associata della Coventry University e membro del London Food Board, che spinge sul coinvolgimento nella pratica green, “Perché siamo parte di questa ecologia. Ognuno ha un ruolo da giocare in questa rivoluzione. A partire da noi donne. Possiamo farlo. Dobbiamo farlo”.
E poi Chiara Pavan, uno scricciolo di cuoca (stellata) che ha cambiato l’approccio gastronomico del resort Venissa, sull’isola veneziana di Mazzorbo. “I sistemi del cibo industriale sono responsabili di gran parte delle emissioni e dell’inquinamento del pianeta. Cucina ambientale significa comprare locale, seguendo la filosofia zero emissioni, lottare contro lo spreco alimentare utilizzando le migliori tecniche di cucina e conservazione, lavorare al meglio con verdure, legumi e cereali integrali, come insegna la dieta mediterranea”.

Chiara Pavan

Applausi a dirotto mentre sullo schermo passava il claim “Vote with your fork”, votiamo pensando al cibo che vorremmo nel piatto. Buono, pulito e giusto. Come hanno chiesto a gran voce le donne del Parabere Forum.
Applausi.

In copertina Audrey Boulloreau

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