Scritto da 18:48 Non solo vino

Guida Michelin Italia 2024: I protagonisti

Raccontano che molti anni fa, quando la strepitosa baia di Nerano diventò meta abituale del jetset internazionale, due giovani ristoratori gareggiassero senza esclusioni di colpi per accaparrarsi i clienti migliori, fra magnati, politici e attori hollywoodiani. Quarant’anni dopo le scaramucce – anche piuttosto vivaci – con l’acerrimo rivale Peppino De Simone de “Lo Scoglio”, Tonino Mellino festeggia insieme al figlio Fabrizio (in cucina) la terza stella Michelin, privilegio assente in Campania dai tempi delle tre stelle al Don Alfonso.

Un traguardo straordinario che ha nobilitato la sessantanovesima edizione della guida Michelin Italia, presentata ieri pomeriggio al Teatro Grande di Brescia. Grazie a Quattro Passi, oggi sono tredici i ristoranti con tre stelle, numero mai raggiunto prima e corroborato dalla riattribuzione dei tre macarons a Norbert Niederkofler, dopo la migrazione dolomitica da San Cassiano a Brunico.

L’impresa dei Quattro Passi è stata configurata come un coup de thèâtre a firma del direttore internazionale Gwendall Poullenec, che ha dato l’annuncio quando già scorrevano i titoli di coda dell’evento, per altro già ricco di suo, grazie ai 5 nuovi ristoranti bistellati, due dei quali passati addirittura in un sol colpo da zero a due stelle. E poi i ventisei nuovi stellati, tra cui tre donne (un numero risibile, su cui occorre riflettere).

In compenso, scalda il cuore il dato totale di 395 ristoranti stellati, con Lombardia e Campania sugli scudi: sessanta ristoranti stellati la prima, cinquantuno la seconda, con la Toscana terza e il Piemonte scivolato in quarta posizione. Per altro la Campania è prima per importanza di novità stellate: un tre stelle, due bistellati e tre stelline. Ma c’è di più. Nella classifica per province, infatti, quella di Napoli si conferma come la più golosa d’Italia, con ventinove ristoranti stellati contro i ventuno di Bolzano, mentre Salerno sale addirittura al quarto posto, con diciotto locali, appena uno in meno della provincia di Milano e uno in più di quella di Roma.

Ma più dei numeri – che fotografano lo stato dell’arte a livello statistico, ma nulla sanno di emozioni e storie – contano storie e facce dei protagonisti. Ieri, i primi tre cuochi chiamati sul palco per festeggiare la seconda stella erano irrimediabilmente napoletani: Andrea Aprea, Domenico Candela e Maicol Izzo. Aprea, dopo gli anni complicati al “Il Comandante” dell’hotel Romeo, se n’è andato al Park Hyatt di Milano, dove ha conquistato le due stelle. E via da lì, nel nuovo ristorante che porta il suo nome, affacciato su un giardino incantato in pieno centro, ha rapidamente recuperato con pieno merito entrambe le stelle. Candela, talentuoso, determinato e paziente, guida la cucina del George, il ristorante dell’hotel Parker’s, con il suo panorama mozzafiato sul golfo di Napoli.

In quanto a Izzo, con la sua aria da scugnizzo imprestato alla ristorazione, ha fatto grande la cucina di quella che era la pizzeria di famiglia. Emozionante sentirlo dedicare il traguardo ai genitori, “Perché se sono qui lo devo a loro”. Vederli abbracciarsi con gli occhi lucidi, come ragazzini dopo un gol, ha ricordato a tutti che malgrado una certa svolta business style della guida, la passione è ancora il fil rouge capace di unire e promuovere davvero la cucina d’autore italiana.

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