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Interviste ai produttori: Giovanni Cappato

giovanni cappato

Vigne Cappato è una piccola azienda sarda nel territorio della Gallura, precisamente Berchidda, terra secca ma rinfrescata dal vento, chiusa tra i monti del Limbara ma aperta verso il Mediterraneo.

Si tratta di un’azienda giovane e con uno sguardo sempre rivolto al futuro; il rispetto del territorio convive costantemente con l’applicazione delle tecnologie più all’avanguardia. Giovanni Cappato ne è il fondatore e lavora ogni giorno per far conoscere al mondo, attraverso i suoi vini, i caratteri inconfondibili della Gallura.

Il tuo vino del cuore tra quelli prodotti e perché
Non posso scegliere. Abbiamo solo due vini. Il primo vino, Ghjlà, non si scorda mai. E’ quello che volevo fare, l’obiettivo primario del mio progetto. L’ho pensato e progettato a lungo, già dall’impianto dei filari. E’ il mio racconto della Gallura, la sintesi tra me e questa terra. C’è poi un secondo vino in fase di lancio che è la nuova avventura, un’interpretazione più leggera della Sardegna, perché, per dirla con Calvino, “la leggerezza non è superficialità”. E’ un modo di declinare questo terroir inedito, un sentiero mai percorso e quindi difficile ma eccitante per definizione. In sintesi, non posso sceglierne uno.

vino vigne cappato

Il vino che vorresti produrre
Ho un progetto dei sogni: recuperare un vitigno a bacca rossa che era ampiamente presente fino agli anni ’60 del 900 in queste zone e che oggi non c’è più per produrre un grande rosso da invecchiamento. La Gallura non è solo terra di bianchi, come dimostrano premiate espressioni di vitigni internazionali e locali e il Caricajola (così si chiama) potrebbe, interpretato alla luce di un approccio enologico e culturale più moderno, dare risultati sconosciuti. Ho già individuato alcuni ceppi da cui sono ripartiti vecchi sovrainnesti di questa varietà ma arrivare alla bottiglia è un lavoro lungo e difficile. Vedremo…

Un aneddoto della tua vita in azienda che ti ha segnato in modo particolare
La gelata del 2017. Era l’anno della prima vendemmia e per tre mattine di fila, alla fine di aprile, le temperature sono scese fino a -6 °C. Inutile dire che la vendemmia di quell’anno e quella dell’anno successivo sono state compromesse. Le piante, in pieno vigore vegetativo, sono state falcidiate. Molte viti da ripiantare, altre da allevare da capo. E’ stata dura ma ho imparato a non fare i conti troppo presto e a relazionarmi con ancora maggior rispetto con il mondo a cui apparteniamo.

cappato vigne

Il momento del tuo lavoro che ami di più e perché
Il momento più bello per me è la potatura invernale in vigna. Freddo, fatica sicuramente, ma c’è un’atmosfera quieta, silenziosa, assopita e riesco a entrare in perfetta sintonia con me stesso e l’ambiente. Probabilmente è un contesto incline al mio carattere, ho sempre amato le stagioni “introverse”, l’autunno e l’inverno. Sento che sto lavorando per il benessere delle mie piante, quindi del mio vino e di me stesso. E’ una bella sensazione.

Se non avessi fatto il vignaiolo cosa avresti voluto fare?
Prima di fare il vignaiolo facevo l’architetto, ma in realtà avrei voluto fare il musicista. In verità continuo a suonare, il mio pianoforte guarda le vigne e ogni giorno passo un po’ di tempo in sua compagnia. Quando ho tempo, cioè quasi mai, mi diverto ancora a scrivere canzoni e a produrle in home recording. E’ una passione che ho da quando sono piccolo e credo porterò sempre con me.

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