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Interviste ai produttori: Antonio Capaldo di Feudi di San Gregorio

A tu per tu con i produttori

5 domande ad Antonio Capaldo

Antonio Capaldo, presidente di Feudi di San Gregorio di Sorbo Serpico in provincia di Avellino, dopo un master alla London School e un’esperienza di dieci anni come consulente di grandi imprese del Nord  come Lazard e McKinsey dal 2009 vive immerso nel vino. Feudi di San Gregorio, l’azienda di famiglia fondata nel 1986, aveva tante potenzialità e Antonio decise di dedicarsi esclusivamente ad essa portando a termine antichi progetti e dando vita a tanti altri così che oggi l’azienda produce alcuni dei migliori vini italiani conosciuti in tutto il mondo.

Il tuo vino del cuore tra quelli prodotti e perchè
In questo momento il nostro rosato Visione perché è stata una grande scommessa fare un rosato come il nostro da un vitigno come l’Aglianico.

Il vino che vorresti produrre
Adoro i vini che sanno coniugare la semplicità della terra con l’eleganza all’ennesima potenza. Tra i vini italiani ritrovo questa capacità in alcuni Barolo e Barbaresco. Vajra per primo.

Un aneddoto della tua vita in azienda che ti ha segnato in modo particolare
E’ scolpito nella pietra, anzi…è rappresentato da un neon all’interno dell’azienda. Una decina di anni fa, volevo fare una modifica alle etichette, suggerita dai funzionari commerciali. Di fronte a questa richiesta, ricevetti un fax da Massimo Vignelli, il grande designer che ha curato la nostra immagine. C’era scritto: Antonio, i tre punti fondamentali nella vita sono: Visione, Coraggio e Determinazione. Chi non li possiede si merita di fallire! Mi ha fatto riflettere sulla necessità di guardare avanti e di perseguire con tenacia gli obiettivi. E Visione è anche diventato, appunto, un vino.

Il momento del tuo lavoro che ami di più e perchè
Credo che sia la pianificazione produttiva e strategica, quella fase magica in cui si programmano gli anni a venire. Nel vino c’è bisogno di tempo per capire le cose e, eventualmente, cambiarle e, quindi, occorre muoversi in anticipo, con calma ma al tempo stesso con capacità di visione.
Veniamo da un periodo denso, da questo punto di vista: meno viaggi, più tempo per riflettere e definire le giuste priorità. Ne è scaturito un piano quinquennale molto interessante, e la trasformazione della nostra società in Società Benefit, lo scorso 10 maggio.

Se non avessi fatto il vignaiolo cosa avresti voluto fare?
Il mio primo lavoro è stato nella finanza, mondo molto lontano dal vino. Forse sarei rimasto a lavorare in quel campo: c’era una grande energia e un grande dinamismo, e una qualità eccezionali dei colleghi di lavoro.

Irene Bernabò Silorata

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